lunedì, marzo 26, 2018

Beni culturali e il tarlo degli egoismi istituzionali



Beni culturali e il tarlo degli egoismi istituzionali 
Le risorse finanziarie, la sfida del “G8” e la fatica di camminare insieme 
 La riflessione di CAMPUS Benevento

 Esattamente un anno fa nasceva il “G8 Cultura”. Punto di equilibrio tra l’attualità (anche allora come in questi giorni fatta di episodi sconcertanti) e la storia di cammini ostinatamente non incrociati delle istituzioni in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali. L’iniziativa del Tavolo, probabilmente “subìta” più che costruita dalla condivisione dei soggetti attori, ha mostrato in realtà che i tempi per le convergenze sistematiche sui temi decisivi del territorio non sono ancora maturi. Quelli degli incursori incivili e del degrado progressivo invece lo sono a tal punto che oggi “incassano” i risultati ampiamente previsti. Il “G8 Cultura” nacque a seguito della “decapitazione” di una delle statue di Mimmo Paladino all’interno dell’Hortus Conclusus, che resta, a un anno di distanza, sfregiata nel più generale degrado dell’opera del grande artista. Che non può essere restaurata per mancanza di fondi da parte del Comune e per l’assoluto silenzio degli imprenditori di fronte all’appello dell’Art Bonus lanciato sui siti della Soprintendenza e del Comune dove compare al momento una sola risposta, di poche centinaia di euro, che è quella degli studenti del liceo “Giannone” per il restauro degli affreschi dei Sabariani. L’art-taccagneria dei privati può essere un dato secondario, quello delle istituzioni lo è invece decisivo. Istituzioni “taccagne” sul piano concettuale al di là della esiguità di fondi disponibili perché fondata sulla scelta delle priorità della loro azione sul territorio, nelle cui gerarchie la valorizzazione dei beni culturali, e di conseguenza delle politiche per il turismo, sono assolutamente secondarie nonostante tra le poche capaci di garantire un futuro di crescita e di sviluppo coerente e strutturale. Le responsabilità Di fronte a quanto accade in questi giorni in città ai danni del suo patrimonio storico, architettonico e culturale è decisivo distribuire correttamente le responsabilità che sono varie e collettive. Nel giro di poche settimane si è passati dall’auto kamikaze contro l’Arco di Traiano alla lenta operazione di ripristino del sito danneggiato, dal furto ai depositi del museo del Sannio al danneggiamento della Rocca dei Rettori. Tutto questo mentre si attende un nuovo importante flusso di turisti per il weekend pasquale, e poi per la prossima estate. I turisti continuano ad arrivare nonostante non decollino seri piani turistici (quello del Comune attende da 5 anni finanche il confronto preliminare in Commissione consiliare), visitano luoghi riconosciuti come patrimonio dell’umanità che versano in condizioni di degrado assoluto (tra tutti il chiostro di Santa Sofia) e a rischio di pericolose incursioni per mancanza di videosorveglianza (il museo del Sannio ne è privo da 12 anni e viene tutelato dal solo sistema di allarme). Gli enti locali faticano a far quadrare i bilanci, ma non si possono gestire i beni culturali giocando la carta della impotenza finanziaria. Alcune iniziative, tra l’altro, prescindono dalla consistenza delle casse comunali come nel caso della sciatteria in centro storico, denunciata da anni dalla Soprintendenza (dehors strapaesani e altre macchie di cafonìa), ma per la quale non si riesce da anni a porre rimedio. L’ultima chiamata Far trascorrere inutilmente l’ennesima fase di emergenza senza renderla opportunità di riflessione seria e di interventi decisivi e condivisi sarebbe gravissimo. Chiediamo alle istituzioni di autoconvocarsi attraverso il Tavolo del “G8 Cultura” e dare una risposta pubblica circa la volontà di rispondere in concreto, attraverso prime significative iniziative, alla crisi in atto sul fronte della tutela del patrimonio artistico e architettonico. Nessuno ripeta il lamento della mancanza di fondi ma ognuno trovi la forza di spendere la “moneta” dell’umiltà e dell’intelligenza creativa per affrontare pubblicamente la difficile ma straordinaria partita del “futuro nella storia”, tanto evocata ma mai giocata seriamente. Benevento, 25 marzo 2018

domenica, marzo 25, 2018

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.



+ Dal Vangelo secondo Marco

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». 
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. 
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».

lunedì, marzo 19, 2018

fap acli napoli: siamo con il Santo Padre, uomo de...



lunedì 19 marzo 2018


fap acli napoli: siamo con il Santo Padre, uomo della misericordia .

L’altro giorno, parlando con i dirigenti di una associazione di aiuto, di carità, è uscita questa idea, e ho pensato: “La dirò in piazza, sabato”. Che bello sarebbe che come un ricordo, diciamo, un “monumento” di quest’Anno della Misericordia, ci fosse in ogni diocesi un’opera strutturale di misericordia: un ospedale, una casa per anziani, per bambini abbandonati, una scuola dove non ci fosse, una casa per recuperare i tossicodipendenti… Tante cose che si possono fare… Sarebbe bello che ogni diocesi pensasse: cosa posso lasciare come ricordo vivente, come opera di misericordia vivente, come piaga di Gesù vivente per questo Anno della Misericordia? Pensiamoci e parliamone con i Vescovi. Grazie.
"Queste le parole di Francesco il nostro Santo Padre - ha affermato Pasquale Orlando, segretario della Fap ACLI Napoletana -Al congresso che faremo fra un mese prenderemo una decisione forte, rispettosa di questo orientamento."





FAP ACLI NAPOLI: fap acli napoli: siamo con il Santo Padre, uomo de...: L’altro giorno, parlando con i dirigenti di una associazione di aiuto, di carità, è uscita questa idea, e ho pensato: “La dirò in piazza, s...

venerdì, marzo 16, 2018

il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro quaranta anni fa furono per noi come l'11 settembre poi, in America.

“Bacia e carezza per me tutti, volto per voltoocchi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.”
parole che si leggono in una delle ultime lettere recapitate alla moglie Eleonora - Noretta - alcuni giorni prima di essere ucciso.

Aldo Moro.

lunedì, marzo 05, 2018

Fiducia nella democrazia e nel futuro.

Con i miei occhiali vedo le cose offuscate e per abitudine immagino vecchi film, vedo cose già viste e e quindi mi meraviglio dei fenomeni anche politici di cui presumo di essere esperto e competente ma che incombono come monstrum inaspettato.
Che dire: il Paese è solido, abbiamo festeggiato 150 anni dall'unità d'italia, abbiamo avuto la repubblica fondata dalla resistenza e siamo uno dei paesi più significativi per economia e standard di vita.
Accettiamo i cambiamenti, diamo con serenità fiducia al popolo italiano e non urliamo Al Lupo, Al Lupo.
Magari nel conflitto e nel dibattito con l'apporto di una nuova generazione spesso esclusa dolorosamente, miglioriamo tutti e facciamo passi avanti con responsabilità e passione.